Nella forma e nel colore

Postati in Uncategorized su ottobre 26, 2010 da caronte16

Per scrivere, bisogna avere qualcosa di cui scrivere. Un sogno, un’emozione, un evento, ma qualcosa.

Non scrivo per mio padre, che sembra passare il tempo a demolire le mie pagine perché un giorno possa gustare la mia laurea in chimica. Non scrivo per mia madre, che ormai è cieca, è sorda, è avvilita. Non scrivo per i miei parenti che aspettano, come iene, che cada dal dirupo per gustare con calma il mio cadavere.

Scrivo perché la mia mente è libera in queste righe. Scrivo perché qua non devo dimostrare niente a nessuno, me stesso compreso.

Abbandonati, i sogni in quel cassetto impolverato si agitano nella mia mente come atomi impazziti. Il senso di colpa mi strozza ed i miei sorrisi diventano falsi e forzati. Se non diventi te stesso, diventi la tua ombra e viceversa.

Quando i giorni passano ti rendi conto di averli persi nell’attesa di non sai cosa, di un miracolo probabilmente o più semplicemente del giorno seguente. Sfogli il libro di fronte a te assorbendone solo lo scricchiolio delle pagine che ti fa viaggiare ancora più lontano. Una nube intensa dall’odore legnoso ti rapisce i sensi e lentamente chiudi gli occhi sperando di svegliarti da questo incubo. Una prigione. Siamo figli di carcerati, cresciuti tra le sbarre. I nostri occhi non sono abituati a guardare lontano. Svegliatemi dal sogno perché io possa vivere.

Qualche tasto, qualche picchiettio ed il gioco è fatto. Cotto e mangiato. Qua, in questa distesa bianca, il mio inconscio detta, io scrivo e sia quel che sia, non importa il risultato. In questo luogo, nessuno vince, nessuno. Qua si muore, si sviene. Del cuore ne senti chiaramente i battiti rallentare, lentamente ti avvicini a qualcosa di diverso. Non si può raccontare cosa si prova lanciando parole come coriandoli perché si spargano nel suolo disordinate e subito dopo dar loro un senso, abbinarne colori, dimensioni, tonalità. È come aver voglia di fare l’amore, lo senti e basta, nessuno può insegnartelo.

Tornare giovani con la mente vuol dire strappare da se stessi le catene che ti hanno imprigionato e di cui ti sei vantato fin’ora. Voglio dimenticare il cappuccino al bar, la partita la domenica, l’orario dell’autobus, il dannatissimo suono della sveglia. Voglio dimenticare le persone che si vantano del proprio armadio. Voglio viaggiare nel passato per chiedere a Gesù quanto ci mette a tornare. Voglio guardare Gandhi strafogarsi di hamburger e patatine fritte, Madre Teresa mandare qualcuno a fanculo, Hitler accarezzare una donna. Voglio vedere qualcosa, qualcuno, esibirsi in tutte le sue forme.

Chi ha il coraggio di essere diverso, è libero.

Chi io?

Postati in Uncategorized su maggio 26, 2010 da caronte16

Chi io?

No, ma io sono speciale, non si vede? Io sono matta, adoro vestirmi bene, uscire con gli amici, ascoltare musica e leggere, leggo tantissimo, leggo Coelho, l’ho comprato al supermercato con lo sconto del 15%.

Chi io?

No, ma io ho un modo tutto mio di vedere la cosa. Io penso che gli immigrati finché lavorano possono stare quanto gli pare ma quelli che muoiono di fame e che nessuno prende a lavorare perché non tornano da dove sono venuti?

Ti avevo mai detto che la mia bisnonna viveva in America? È dovuta fuggire da qua ai tempi della guerra per trovare fortuna nel nuovo mondo perché qua si riusciva a malapena a mangiare.

Chi io?

No, ma io sono per la libertà di parola, ho scritto un articolo sull’importanza di abbracciare le piante e sul disinteresse per la moda delle donne afgane. Ultimamente, presa d’ispirazione, ho scritto una poesia che parlava del tizio conosciuto in discoteca che mi ha sollevato la minigonna ed infilato la mano nei leggins una volta che gli avevo al massimo concesso un bacio.

Chi io?

No, ma io non potrei mai stare con un uomo normale, dev’essere matto quanto me, dolce, premuroso, muscoloso, facoltoso affascinante e stronzo, deve saper farmi ingelosire, il tutto dolcemente. Ieri sono uscita con il figlio del dentista, molto meglio del figlio del farmacista che era così vuoto ma devo dire la verità, mi sento ancora con il figlio dell’avvocato, è così dolce lui.

Chi io?

No, ma io e lei siamo amiche dalla quarta elementare, siamo inseparabili, siamo sorelle, darei la mia vita per lei. Siamo perfino riuscite a superare insieme il fatto che io sono stata a letto con il suo primo ragazzo, quello che amava dalla terza media e con cui è stata fino alla fine delle superiori, l’amore della sua vita. Lui mi ha assicurato di averle raccontato tutto e lei non l’ha presa per niente male, anzi, non ne abbiamo neanche parlato, che amiche siamo!

Chi io?

No, ma io non sono una di quelle, io non so neanche come sia andare a letto con un uomo senza provare niente per lui, anzi, sinceramente non saprei neanche immaginarmelo. Le persone con cui vado a letto sono tutte persone che conosco da tempo, delle quali ho imparato il nome, l’indirizzo, perfino la busta paga.

Gocce rosso vermiglio

Postati in Uncategorized su maggio 24, 2010 da caronte16

Ali spezzate

E

Ali spezzate

E occhi,

dipinti sul selciato

rivolti ad un cielo che non vedono.

Rosso vermiglio

E

Chino sull’anima

Respira

Respira

Un sogno rumoroso.

Passi

Piccoli passi,

su petali caduti,

su speranze recise,

su sogni dimenticati.

Gocce,

di acqua,

di tuoni,

di vento

e

un mare che cambia di forma.

Riverbero

del tuo ultimo tramonto,

e

buio.

Esisto?

Postati in Uncategorized su aprile 25, 2010 da caronte16

Il più grande sbaglio della mia vita è stato nascere credendo di vivere

Vampiri dentro un fondo di bicchiere

Postati in Uncategorized su marzo 20, 2010 da caronte16

E’ vero,

ti bramo, ti stringo, ti odoro, ti cerco,

è vero.

Letture di fondi di bicchiere

E per finire l’acqua scivola

come la veste scivola dal corpo

dell’amante.

Tremo e ti cerco,

sudo freddo e ti odoro,

urlo e ti stringo,

ansimo e ti bramo

e ti aspetto.

La vita dà più dolore,

sonnolenti colpi di tosse

e passi dietro altri passi

ma il sole non si allontana da te,

verso del vino in una coppa già troppo piena

che comincia a svuotarsi,

ma dove sei?

Quando ti vedrò,

ti accoglierò,

sarai talmente bella,

sarai il foglio strappato di una poesia di Neruda,

sarai la morte,

sarai da me,

sarò tutto di te.

Ma dove sei?

Creazione

Postati in Uncategorized su marzo 2, 2010 da caronte16

Fioca,

la luce di una candela sobbalza

Osservando l’inchiostro posarsi gentilmente

Su pagine vuote,

prive di senso,

custodi di opere,

umili e fiere

apprendono silenziose.

La penna danza

tra le righe,

bianco e nero s’intrecciano

con l’armonia

di due amanti segreti,

mani sagge danzano

insieme a lei

in un valzer di sogni

ed incubi.

Lo sguardo,

Commosso ma attento

Del poeta infranto

Si perde

nell’ondeggiare

di parole,

suoni,

verità e segreti nascosti.

Piange leggendo

e scrivendo

di passato

e futuro intrecciati

nell’illogica armonia

del creare.

La sedia

Cessa di esistere,

diventando

Poesia,

parte del poeta diventa lei,

tutto si fonde,

e la musica avrà

odore,

l’arte avrà

melodia.

Firmato,

il foglio insignificante

diventa parte di qualcosa,

custode

di un frammento di cuore

mai appartenuto

a nessuno

se non a lui.

Custode

Postati in Uncategorized su febbraio 3, 2010 da caronte16

Vecchio armadio,

le tue braccia chiuse

ed una chiave si aggrappa al tuo cuore,

dentro te qualche libro,

qualche foto, qualche abito smesso,

quanto siamo simili.

Guardi i passanti in cerca di qualcuno

che ti riempia,

che ti affidi qualcosa che è stato suo,

che si fidi di te.

Aspetti statuario, come tutti noi,

di far tesoro di emozioni che

dopo poco tempo diventeranno e resteranno

nient’altro che ricordi.

Dentro te, tutto ha valore,

tutto diventa importante,

tutto è custodito ed ha un suo posto,

i tuoi ricordi di carta e cotone

riposano,

in attesa,

qualcuno li indosserà,

qualcuno li leggerà,

qualcuno diventerà parte di qualcosa

che a lungo hai tenuto per te soltanto.

Può un armadio lacrimare?

Nei suoi lunghi silenzi,

tra un’emozione,

un’idea,

un ricordo,

scende una lacrima tra le gelose ante.

Ignorato, sfruttato e commosso

si accascia, anche lui vittima del tempo che scorre,

salutando l’ultimo dei suoi averi,

con il rimorso di non conoscere parole

per dirgli

che è stato amato.

Nel fragoroso rumore del legno,

che urla ad ogni colpo d’ascia che lo frantuma,

guarda la chiave

un tempo appesa al suo cuore,

allontanarsi dalle sue braccia

ormai deboli

e nel calore del camino

una parte di lui potrà vedere

cosa c’è dopo la morte.

Nessuno piangerà per te,

nessuno ti ricorderà

ma sarai capace,

con il tuo calore

di far parte, anche solo per pochi minuti,

di uno dei tanti passanti

che in vita osservavi con occhi languidi.

Io non ti dimenticherò mai.

Decadenti verità

Postati in Uncategorized su gennaio 21, 2010 da caronte16

Le verità inconfessabili

Giacciono sul divino tavolo

Di alabastro, in attesa

Che sia Dio a giudicarle.

La vita minuto per minuto si allontana,

ed ogni passo

porta più lontano

dalla meta che un’aquila segnò

all’alba dei tempi con volo rapace.

Le rovine dei magnificenti palazzi

Cadono di pezzo in pezzo

Come le lacrime di polifemo accecato,

e così la mia anima,

vola di piuma in piuma

verso oriente,

per tornare dove il sole sorge.

Il ramo sconsolato e spoglio

Di un acero senza vita,

si guarda attorno

con benevolente invidia,

sperando che qualche corvo

confidi in lui per riposare

la sua anima nera.

Accasciatasi su uno scoglio

Una goccia di oceano pensa

Se valga la pena rituffarsi nel tumulto,

mentre il sole le fa promesse

che neanche lui è in grado di mantenere,

e lei esitante e piangente

scivola verso l’amalgamante disfatta

di un mondo con troppi ricordi.

La deludente e rattrappita luce di una lampada

Fa luce ai miei occhi spenti,

dove l’imponente fiamma della speranza

lascia posto al tremante calore del ghiaccio,

alla dolcezza di una lacrima che non dimentica,

alla fitta di un ricordo.

Come Oreste, vendicando il padre sulla madre

Anch’io chiederò le armi, per raggiungere

La mia agognata sconfitta,

alle dee arcane.

Come i marmi che vengono tagliati nelle cave di Paro,

vedo braccia inerti, come morte, e membra tremanti.

Come quando sulle chiome dei pioppi soffia la brezza.

Come vibra sotto lo Zefiro un filo d’erba,

o quando s’increspa al tiepido Noto la cresta dell’onda,

le lacrime a lungo trattenute

scenderanno come torrenti,

gridando a Dio durante la caduta il nome

di chi per sempre ho amato.

I

Postati in Uncategorized su gennaio 21, 2010 da caronte16

Cenni di ipocrisia aleggiano

Imbrattando ogni particella d’aria

Del loro suono inascoltabile

E rantolante il cane passeggia e scodinzola

Odorando e vivendo un’aria impregnata

Che tutto può insegnarti o niente

E nulla più.

Il fruscio dell’acqua

A malapena udibile

Da orecchie occupate ad ascoltarsi

Grida di tempi nobili e passati,

la cui traccia ormai estinta

gira di bocca in bocca

con poca credibilità

e spazio per la noncuranza.

Un vecchio seduto alla finestra

Ricorda di un tempo in cui

Anche lui correva,

sorretto da gambe ferme

ed invidioso e malefico

maledice la sua saggezza

in cambio di giovialità e scarsa pudicizia.

E la donna sempre madre,

mai più ragazza,

non ricorda i tempi in cui sorrideva e piangeva

a suo comando,

trasportata dalla corrente ormonale

di dolore mista al sangue

che gioie e dolori le aveva procurato,

e lenta, sordida, a malapena consapevole

giace davanti ad una macchina da cucire

sua sola compagna.

Gli amici annoiati di una compagnia

Troppo allegra all’apparenza

Vengono giudicati noiosi

Da ragazzette saltellanti ed idiote,

che non li sceglieranno mai.

Allora quale via,

quale stormo seguire,

quale tunnel imboccare,

quale vecchiaia preferire

per tornare ad essere felici?

L’unica verità inseguibile è quella

Scelta per esclusione.

Non ancora

Postati in Uncategorized su gennaio 9, 2010 da caronte16

Il vuoto secolare di un pioppo che si squote

Ad un incessante fragore di vento,

finestre e porte che sbattono e vengono sbattute,

odore di citronella per le strade piende d’ombra

E il sole parla, la luna ascolta, io osservo.

Se sapessi dove mi portano queste righe

Saprei a chi dedicarle,

Se sapessi quando spegnermi

Saprei a chi dedicarmi,

le pagine di Neruda volano tra queste mattonelle

inconsolabili.

Scesi, un giorno, dalla cortina fumante mia compagna

E lance e spade mi accolsero,

ed ora la speranza mi muove,

una piuma di piccione entrata dalla finestra

volteggia danzatrice tra questi pulviscoli

a tempo di battito.

Sonnolento guardo il foglio riempirsi di parole

Che non sono mie,

né saprò mai di chi siano,

ed una sedia mi osserva attonita

avvolta e protetta dalla sua pelle nera,

un manto fuliginoso per gli inganni

di un riposo fittizio.

Sarà questa notte,

o fra mille notti,

il mio cedere esausto,

la mia grazia più ambita,

il mio girovagare più triste.

Se sarà oggi,

voglio che sia per sempre,

accanto a Lei,

e riposare lento come il letargo del fogliame

in autunno,

carezzando il suo viso d’angelo

mentre con gli occhi le confesso

le mie debolezze,

e questa musica sarà dolce,

mai più triste.

Non troverò riparo dalla voce della pioggia,

che urla e sbatte.

Un tormentoso, incessante lamento

che confonde le mie lacrime con tutto il resto,

ed il suono bagnato delle mie dita su questi tasti

sarà accompagnato dal gocciolare dell’ala scoperta

di un pettirosso accovacciato.

Dal fiume sgorgheranno verità nuove

Di colori tristi,

ed il muro non le conterrà,

sapranno farsi strada

verso la mia anima esausta,

accasciata,

intermittente.

Se potessi,

scriverei,

ma queste,

sono solo parole

di chi batte con il cuore

le lettere su questo foglio.

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