Non ancora
Il vuoto secolare di un pioppo che si squote
Ad un incessante fragore di vento,
finestre e porte che sbattono e vengono sbattute,
odore di citronella per le strade piende d’ombra
E il sole parla, la luna ascolta, io osservo.
Se sapessi dove mi portano queste righe
Saprei a chi dedicarle,
Se sapessi quando spegnermi
Saprei a chi dedicarmi,
le pagine di Neruda volano tra queste mattonelle
inconsolabili.
Scesi, un giorno, dalla cortina fumante mia compagna
E lance e spade mi accolsero,
ed ora la speranza mi muove,
una piuma di piccione entrata dalla finestra
volteggia danzatrice tra questi pulviscoli
a tempo di battito.
Sonnolento guardo il foglio riempirsi di parole
Che non sono mie,
né saprò mai di chi siano,
ed una sedia mi osserva attonita
avvolta e protetta dalla sua pelle nera,
un manto fuliginoso per gli inganni
di un riposo fittizio.
Sarà questa notte,
o fra mille notti,
il mio cedere esausto,
la mia grazia più ambita,
il mio girovagare più triste.
Se sarà oggi,
voglio che sia per sempre,
accanto a Lei,
e riposare lento come il letargo del fogliame
in autunno,
carezzando il suo viso d’angelo
mentre con gli occhi le confesso
le mie debolezze,
e questa musica sarà dolce,
mai più triste.
Non troverò riparo dalla voce della pioggia,
che urla e sbatte.
Un tormentoso, incessante lamento
che confonde le mie lacrime con tutto il resto,
ed il suono bagnato delle mie dita su questi tasti
sarà accompagnato dal gocciolare dell’ala scoperta
di un pettirosso accovacciato.
Dal fiume sgorgheranno verità nuove
Di colori tristi,
ed il muro non le conterrà,
sapranno farsi strada
verso la mia anima esausta,
accasciata,
intermittente.
Se potessi,
scriverei,
ma queste,
sono solo parole
di chi batte con il cuore
le lettere su questo foglio.