Decadenti verità
Le verità inconfessabili
Giacciono sul divino tavolo
Di alabastro, in attesa
Che sia Dio a giudicarle.
La vita minuto per minuto si allontana,
ed ogni passo
porta più lontano
dalla meta che un’aquila segnò
all’alba dei tempi con volo rapace.
Le rovine dei magnificenti palazzi
Cadono di pezzo in pezzo
Come le lacrime di polifemo accecato,
e così la mia anima,
vola di piuma in piuma
verso oriente,
per tornare dove il sole sorge.
Il ramo sconsolato e spoglio
Di un acero senza vita,
si guarda attorno
con benevolente invidia,
sperando che qualche corvo
confidi in lui per riposare
la sua anima nera.
Accasciatasi su uno scoglio
Una goccia di oceano pensa
Se valga la pena rituffarsi nel tumulto,
mentre il sole le fa promesse
che neanche lui è in grado di mantenere,
e lei esitante e piangente
scivola verso l’amalgamante disfatta
di un mondo con troppi ricordi.
La deludente e rattrappita luce di una lampada
Fa luce ai miei occhi spenti,
dove l’imponente fiamma della speranza
lascia posto al tremante calore del ghiaccio,
alla dolcezza di una lacrima che non dimentica,
alla fitta di un ricordo.
Come Oreste, vendicando il padre sulla madre
Anch’io chiederò le armi, per raggiungere
La mia agognata sconfitta,
alle dee arcane.
Come i marmi che vengono tagliati nelle cave di Paro,
vedo braccia inerti, come morte, e membra tremanti.
Come quando sulle chiome dei pioppi soffia la brezza.
Come vibra sotto lo Zefiro un filo d’erba,
o quando s’increspa al tiepido Noto la cresta dell’onda,
le lacrime a lungo trattenute
scenderanno come torrenti,
gridando a Dio durante la caduta il nome
di chi per sempre ho amato.