I

Cenni di ipocrisia aleggiano

Imbrattando ogni particella d’aria

Del loro suono inascoltabile

E rantolante il cane passeggia e scodinzola

Odorando e vivendo un’aria impregnata

Che tutto può insegnarti o niente

E nulla più.

Il fruscio dell’acqua

A malapena udibile

Da orecchie occupate ad ascoltarsi

Grida di tempi nobili e passati,

la cui traccia ormai estinta

gira di bocca in bocca

con poca credibilità

e spazio per la noncuranza.

Un vecchio seduto alla finestra

Ricorda di un tempo in cui

Anche lui correva,

sorretto da gambe ferme

ed invidioso e malefico

maledice la sua saggezza

in cambio di giovialità e scarsa pudicizia.

E la donna sempre madre,

mai più ragazza,

non ricorda i tempi in cui sorrideva e piangeva

a suo comando,

trasportata dalla corrente ormonale

di dolore mista al sangue

che gioie e dolori le aveva procurato,

e lenta, sordida, a malapena consapevole

giace davanti ad una macchina da cucire

sua sola compagna.

Gli amici annoiati di una compagnia

Troppo allegra all’apparenza

Vengono giudicati noiosi

Da ragazzette saltellanti ed idiote,

che non li sceglieranno mai.

Allora quale via,

quale stormo seguire,

quale tunnel imboccare,

quale vecchiaia preferire

per tornare ad essere felici?

L’unica verità inseguibile è quella

Scelta per esclusione.

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